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Archivio per dicembre 2009

Sindrome da dispersione pigmentaria e glaucoma pigmentario

24 dicembre 2009

La sindrome da dispersione pigmentaria è una condizione su base genetica, tipicamente osservata nei giovani maschi miopi, di razza caucasica, in cui si verifica un rilascio eccessivo di pigmento all’interno dell’occhio da parte delle cellule dell’iride. Una conformazione anomala, più concava, provoca un contatto meccanico da sfregamento tra la porzione posteriore dell’iride e le fibre zonulari anteriori, gli ancoraggi del cristallino, con conseguente liberazione esagerata di pigmento, convogliato dal flusso dell’umor acqueo verso l’angolo irido-corneale. Si formano depositi sul versante interno della cornea (fuso di Krukenberg, figura A), a carico delle strutture dell’angolo irido-corneale, soprattutto nelle regioni inferiori (pigmentazione del trabecolato, linea di Sampaolesi, figura B), con depauperamento del pigmento e atrofia dell’iride (zone “finestra”, evidenziabili in retroilluminazione, figura C). La diagnosi è relativamente semplice attraverso i tre segni patognomonici (ossia caratterizzanti la patologia in maniera univoca ed esclusiva) descritti. L’accumulo a livello dell’angolo irido-corneale può condurre all’intasamento della struttura filtrante (il trabecolato) con conseguente aumento di pressione intraoculare associato o meno a sofferenza del nervo ottico con perdita funzionale di campo visivo (glaucoma pigmentario). Di fatto, oltre il 50% dei casi di dispersione pigmentaria si trasforma in glaucoma nel corso degli anni.

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E’ quindi fondamentale eseguire regolari controlli ed esami per fare diagnosi precoce e instaurare tempestivamente un’eventuale terapia. La routine, come per ogni altra forma di glaucoma cronico, prevede la visita con misurazione della pressione intraoculare e dello spessore corneale (pachimetria), il campo visivo (perimetria) computerizzato, la visualizzazione alla lampada a fessura con lente a contatto dell’angolo irido-corneale (gonioscopia), l’ecografia ad alta frequenza (figure D, E) per valutare i rapporti tra iride e zonula, la concavità e l’inserzione iridea, l’imaging della testa del nervo ottico e dello strato retinico delle fibre nervose (RNFL) con OCT. Come per le altre forme di glaucoma, il controllo della pressione intraoculare rimane il target terapeutico. La prima fase è di solito medica, gestita cioè con farmaci ipotonizzanti, colliri e a volte compresse. Nel glaucoma pigmentario i trattamenti laser (trabeculoplastica argon o selettiva, figura F) per ampliare le maglie del trabecolato, iridotomia YAG per restituire una geometria fisiologica all’iride riducendo la frizione meccanica causa della dispersione di pigmento) ottengono in genere risultati superiori a quanto si osserva nel glaucoma cronico convenzionale. Per tale ragione possono essere proposti come prima opzione. Per la terapia chirurgica, riservata alle forme più gravi, si rinvia al quaderno “Il glaucoma“.

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Microperimetria e Riabilitazione Visiva mediante Bio-Feedback

24 dicembre 2009

Feedback (letteralmente: reazione a uno specifico stimolo) è un concetto utilizzato in psicologia da quegli approcci che considerano la mente umana un sistema dinamico capace di modificare le sue caratteristiche e quindi migliorare le prestazioni fisiologiche, grazie all’elaborazione retroattiva delle informazioni e al controllo continuo delle risposte.

Sono numerose le patologie della retina o del nervo ottico capaci di provocare zone di cecità (scotomi assoluti) o di ridotta sensibilità allo stimolo luminoso (scotomi relativi). Quando lo scotoma è centrale, si perde la fisiologica fissazione da parte della regione della retina dotata di maggior sensibilità, la fovea. In maniera più o meno consapevole, il cervello cerca allora di utilizzare le aree retiniche adiacenti alla zona scotomatosa, ricorrendo alla cosiddetta fissazione eccentrica. La regione di retina utilizzata in maniera preferenziale per sostituire la fissazione foveale viene detta  PRL (Preferred Retinal Locus).

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Compito della riabilitazione visiva è quello di insegnare al paziente ad utilizzare come PRL, in modo stabile, l’area retinica funzionalmente più adatta per le attività richieste.

Il primo step è l’esecuzione della microperimetria (Fundus-Related Perimetry), esame che permette l’esatta correlazione tra danno anatomico e limitazione funzionale nelle varie patologie retiniche (in particolare nelle degenerazioni maculari e nelle malattie dell’interfaccia vitreo-retinica come l’edema maculare cistoide, il pucker e i fori maculari.

Con estrema precisione topografica si definiscono la sensibilità visiva di ogni punto della regione centrale della retina (la macula), la sede e stabilità della fissazione, indipendentemente dall’acuità visiva del soggetto esaminato, che potrebbe essere anche assai compromessa. L’esame dura circa 15 minuti per occhio, è assolutamente indolore e può essere eseguito anche senza dilatazione pupillare. Il paziente dovrà solamente impegnarsi nel riconoscimento tramite pulsante di stimoli luminosi di diversa intensità proposti dallo strumento (una specie di campo visivo computerizzato). Applicata alla chirurgia, la microperimetria è fondamentale nel guidare le scelte (operare si o no? quando?) e nel valutare i risultati.

Microperimetro (a) e risultati espressi in decibel della sensibilità retinica punto per punto (b)

Microperimetro (a) e risultati espressi in decibel della sensibilità retinica punto per punto (b)

La rieducazione mediante bio-feedback si attua con una serie di sedute di esercizio in cui il paziente, guidato da uno stimolo sonoro e visivo, impara a riconoscere e a sfruttare al massimo il proprio PRL (possono essere anche più di uno). Lo schema di training prevede solitamente da 5 a 10 sessioni, una a settimana, ciascuna di 10 minuti per occhio, quindi una pausa di circa tre mesi e poi altre cinque sessioni. Questo “modulo” è ripetibile nel tempo come terapia di mantenimento, anche se le modalità di esecuzione e il numero di sedute sono spesso personalizzate in base alla patologia, agli obbiettivi e ai risultati che si ottengono.

Il paziente vede solitamente migliorare non tanto e non solo l’acuità visiva (quindi la capacità di lettura) ma anche comfort, sicurezza e velocità delle attività quotidiane. Presidi prescritti ad hoc (videoingranditori, occhiali et cetera) sono sovente da combinare al percorso rieducativo per ottenere i risultati desiderati (vedi il quaderno Presidi per Ipovedenti).

Microperimetria con alterata sensibilità retinica (prima e dopo riabilitazione con biofeedback)

Microperimetria con alterata sensibilità retinica (prima e dopo riabilitazione con biofeedback)

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Intervista TG5 - Cheratocono

22 dicembre 2009