Ectropion

L‘ectropion è il rovesciamento verso l’esterno della palpebra inferiore (Figura 1); il margine delle ciglia si allontana dalla superficie oculare, che viene esposta dal deficit di chiusura palpebrale, provocando gradi variabili, sovente asintomatici ma talora importanti, d’irritazione della congiuntiva e della cornea (vedi il quaderno L’occhio rosso). Il puntino lacrimale, stirato in basso e non attivato dall’effetto pompa della normale dinamica dell’ammiccamento,  non pesca più (vedi il quaderno Le vie lacrimali), provocando eccessiva lacrimazione (epifora).
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Figura 1. Anatomia normale (a) ed ectropion bilaterale della palpebra inferiore, con arrossamento della congiuntiva tarsale (b)

La forma più frequente (senile) colpisce individui anziani a causa del ridotto tono del muscolo orbicolare, deputato alla chiusura delle palpebre; le altre cause possono essere congenite, cicatriziali, paralitiche o spastiche. A paziente seduto (mai coricato, per verificare l’effetto della gravità) si valutano:
–  la posizione statica spontanea delle palpebre;
–  la dinamica dei movimenti di chiusura-apertura normale e forzata (tono del muscolo orbicolare);
–  la lacrimazione e le condizioni della superficie oculare, della cornea in particolare;
–  la profondità del fornice (se i muscoli retrattori sono disinseriti dal tarso la profondità è aumentata);
–  l’abbassamento della palpebra inferiore nello sguardo in basso (nel soggetto normale supera i 3 mm); l’entità della separazione meccanica del bordo palpebrale inferiore dal bulbo (distraction test: normalità fino a 7 mm) e la sua lassità con eventuale deficit di ritorno (snap test). Nei casi in cui la palpebra si lascia dislocare con facilità, si può escludere un danno cicatri­ziale;
–  ponendola in tensione, rovesciata, la palpebra viene analizzata strato per strato, dalla congiuntiva alla cute, facendola scorrere in senso verticale e orizzontale.

Terapia
Nei casi in cui non basta la protezione con sostituti lacrimali, la terapia chirurgica si rivolge ad accorciare in senso orizzontale e a mettere in tensione laterale la palpebra (cantopessi). L’intervento è effettuato in ambulatorio e dura circa mezz’ora in anestesia locale; una volta incisa la cute, si disseca il muscolo orbicolare per accedere al setto orbitario. Una volta aperto quest’ultimo, si osserva l’estrusione di grasso orbitario, sotto cui si individua il complesso dei muscoli retrattori (Figura 1a), che vengono riagganciati al tarso con suture riassorbibili. Se vi è lassità conviene accorciare le lamelle posteriore ed anteriore (vedi il quaderno L’entropion)  nella loro posizione più laterale e attaccare con punto non riassorbibile la porzione tarsale al perio­stio, ritrovando la giusta tensione. Nei casi in cui invece c’è bisogno di allungare la lamelIa anteriore (ad esempio nelle forme cicatriziali), si innesta un lembo di pelle e muscolo (miocuta­neo), libero o dalla palpebra superiore.