Blefaroplastica

La blefaroplastica viene eseguita in un ambiente sterile (sala operatoria), normalmente in anestesia locale per infiltrazione, associata a una sedazione endovenosa leggera, più raramente in anestesia generale. Le incisioni esterne, dopo marcatura con penna dermografica (Figura 3 a), sono eseguite con bisturi, laser o apparecchi a radiofrequenza, seguendo il decorso naturale delle pieghe cutanee. Sono collocate, per le palpebre superiori, a livello della piega palpebrale (per nascondere la cicatrice quando gli occhi sono aperti) e subito al di sotto delle ciglia nella blefaroplastica inferiore (Figura 3 c). La chirurgia prevede la separazione dei piani anatomici e la rimozione personalizzata di cute, muscolo e grasso, quindi l’applicazione di punti di sutura. Nella blefaroplastica inferiore, quando s’intende rimuovere soltanto le ernie adipose e non gli eccessi di cute, si può procedere per via interna (trans-congiuntivale), con il vantaggio di non applicare punti e di rendere la cicatrice invisibile dall’esterno. L’operazione richiede circa mezz’ora per palpebra (quindi circa due ore per una procedura completa). Siccome non è in grado di correggere le “zampe di gallina”, la caduta del sopracciglio, le occhiaie o alterazioni pigmentarie dei tessuti periorbitari, si possono associare tecniche laser (resurfacing) o chimiche (peeling) di ringiovanimento della cute oppure chirurgiche come l’elevazione del sopracciglio e/o della palpebra superiore e il minilifting frontale per via endoscopica.

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Figura 3. Losanga di pelle marcata e incisa con bisturi (a, b); sede delle incisioni nella blefaroplastica superiore e inferiore transcutanea (c)

Dopo l’intervento (Decorso Postoperatorio)
Al termine dell’intervento, si applicano pomate, colliri antibiotici cerotti per coprire le incisioni e compresse ghiacciate, per ridurre il gonfiore. Si assumono antidolorifici per bocca o per via intramuscolare. Pur moderatamente disturbati, gli occhi non sono bendati, per cui possono restare aperti, protetti da occhiali da sole e consentire di muoversi autonomamente per andare in bagno e vedere la TV, ad esempio. Almeno il primo giorni si prescrive riposo assoluto. Durante il sonno della prima settimana, si mantiene la testa sollevata rispetto al corpo con due cuscini. L’esposizione al sole è proibita per tre mesi. La guida di autoveicoli è consentita dopo 2-3 giorni.

Il periodo necessario per tornare alle proprie occupazioni è di 2-3 settimane, durante le quali, oltre al gonfiore (edema) e agli ematomi (ecchimosi) palpebrali (Figura 4) sensibilità alla luce, lacrimazione eccessiva, arrossamenti oculari, appannamenti, visione sdoppiata e sensazione di corpo estraneo sono assolutamente normali. Per tali ragioni le lenti a contatto non possono essere indossateLe attività fisiche intense, sportive e sessuali, sono proibite. I cerotti e i punti vengono rimossi tra il quarto e il decimo giorno. Una corretta igiene degli occhi e della regione perioculare è essenziale

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Figura 4. Aspetto tipico di una paziente operata di blefaroplastica a distanza di pochi giorni. Le suture superiori sono ancora in sede

A parte i rischi condivisi con qualsiasi intervento chirurgico, come le infezioni (rare per la ricca vascolarizzazione dei tessuti e ben controllabili con una terapia antibiotica adeguata) e i pericoli legati all’anestesia (assai rari trattandosi, in genere, di una popolazione in buone condizioni di salute), le complicanze più comuni della blefaroplastica sono:
– L’esacerbazione dei sintomi da occhio secco, spesso presente in forma latente già prima dell’intervento. Combinata al lagoftalmo, ossia la difficoltà a chiudere completamente gli occhi, soprattutto nel primo periodo post-operatorio, può provocare sofferenza anche grave della cornea della superficie oculare. In merito è fondamentale una corretta valutazione preliminare rigorosamente oculistica (questo è il punto dove più frequentemente cadono i chirurghi plastici) e, nel caso, una terapia adeguata pre e post-operatoria;
– un sanguinamento eccessivo si può manifestare durante e dopo l’intervento, anche in pazienti con esami emato-chimici normali e con tecniche chirurgiche adeguate, provocando ematomi tali da richiedere un reintervento di drenaggio (gli ematomi profondi possono mettere a rischio la funzione visiva per compressione del nervo ottico). Emorragie e gonfiori (chemosi) sottocongiuntivali, anche importanti, colorano di rosso e rendono traslucido il bianco dell’occhio: si riassorbono spontaneamente in alcuni giorni;
– problemi della sutura (come la deiscenza, ossia l’apertura non desiderata dei lembi, tale da richiedere una nuova sutura, l’incistamento dei punti) e gli esiti antiestetici come le asimmetrie di apertura tra occhio destro e sinistro, l’eccessiva visibilità (ipertrofia) delle cicatrici, la loro pigmentazione, la perdita di qualche ciglio, la retrazione verso il basso, l’alto, l’esterno (ectropion) o l’interno (entropion) del bordo palpebrale con difetto di protezione e strofinamento delle ciglia sulla superficie oculare … dipendono in genere da una cicatrizzazione anomala e tendono a migliorare da sole con il tempo, qualche massaggino e l’uso di creme particolari. Più raramente richiedono un nuovo intervento correttivo. In maniera analoga, la ptosi (abbassamento) della palpebra superiore è legata all’aumentato peso della palpebra ed è quindi transitoria, destinata cioè a risolversi con il riassorbimento del gonfiore. Più raramente, è in causa un danno del muscolo elevatore della palpebra che va riparato con una altro intervento. Le correzioni insufficienti o eccessive dipendono da errori di progettazione o di esecuzione: per questo è fondamentale la perfetta sintonia tra desiderio realistico del paziente e intento chirurgico. A volte ai pazienti non è ben chiaro che la blefaroplastica, nonostante le sue caratteristiche d’intervento cosmetico con risultati che si mantengono nel tempo, non può bloccare i fenomeni di invecchiamento. Parte degli inestetismi corretti sono quindi inevitabilmente destinati a ripresentarsi a causa del trascorrere degli anni. Il paziente insoddisfatto può comunque venire ritoccato senza particolari problemi;
– la diplopia (visione doppia) si può manifestare nell’immediato postoperatorio, per poche ore. E’ dovuta all’effetto dell’anestetico sulla muscolatura oculare e passa da sola, in breve tempo. Quando invece è collegata ad una lesione accidentale dei muscoli estrinseci richiede un ulteriore intervento o l’adozione di occhiali prismatici. Considerazioni analoghe valgono per la perdita o le alterazioni della sensibilità palpebrale per lesioni ai piccoli rami nervosi sottocutanei. Si risolvono in genere con la completarestituito ad integrum in 60-90 giorni;
– le complicanze gravi come la perdita irreversibile della visione, anche bilaterale, sono rarissime: possono conseguire a un’emorragia o a un’infezione all’interno dell’orbita non tempestivamente riconosciute e gestite (con il drenaggio dell’ematoma e la terapia antibiotica).