Collirio di autosiero e gel piastrinico

L’antica cognizione relativa all’effetto stimolante la cicatrizzazione e la rigenerazione dei tessuti biologici da parte dei derivati del sangue viene oggi attribuita ai fattori di crescita (Growth Factors, GF), e alle proteine coagulanti contenuti in particolare negli Alpha granuli delle piastrine (Figura 1a), le cellule della coagulazione del sangue. Veri e propri laboratori cellulari, le piastrine elaborano, immagazzinano e liberano le sostanze bioattive capaci di richiamare globuli bianchi (macrofagi, monociti e polimorfo nucleati, le cellule “spazzino”) e di stimolare la proliferazione delle cellule connettivali (fibroblasti, osteoblasti e cellule endoteliali, deputate alla produzione di collagene e alla coordinazione della crescita dei vasi sanguigni). In due parole, la degranulazione dei fattori piastrinici coordina la ricostruzione che ripara le soluzioni di continuo dei tessuti.

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Figura 1. Una piastrina, in mezzo, tra un globulo rosso (a sin) e un globulo bianco (a destra) (a) e risultato di una centrifugazione del sangue con i tre livelli di PPP, PRP e RBC (b)

La centrifugazione separa il sangue in tre livelli di densità: il plasma povero di piastrine (PPP, Platelet Poor Plasma) in alto, poi il plasma ricco di piastrine (PRP, Platelet Rich Plasma, denominato anche Buffy coat, per il contenuto in globuli bianchi), intermedio e, infine, lo strato più denso di globuli rossi (RBC, Red Blood Cell) (Figura 1b). L’oculista è da tempo in grado di innescare meccanismi di rigenerazione dei tessuti della superficie oculare in deficit di riparazione mediante l’applicazione in situdi:
Collirio di siero (PPP) autologo, ossia ottenuto dallo stesso paziente (Figura 2): utilizzato in Oculistica da decenni (oggi soprattutto nella sindrome dell’occhio secco come sostituto lacrimale, nei casi lievi di erosioni epiteliali recidivanti della cornea, nel postoperatorio di casi complicati di chirurgia rifrattiva o nelle applicazioni terapeutiche del laser ad eccimeri) per il suo contenuto in sostanze coinvolte nella proliferazione, migrazione e differenziazione delle cellule epiteliali della superficie oculare (Epithelial, Fibroblast, Vacular Endothelial, Trasforming b, Platelet-derived, Insulin-like Growth Factors, vitamina A, fibronectina, albumina, macroglobulina, sostanza P…). Ha poche cellule e quasi nessuna piastrina.

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Figura 2. Preparazione del collirio di siero autologo. Il sangue venoso periferico, prelevato dal braccio (circa 40 cc.) (a), viene lasciato coagulare e quindi centrifugato (b). Il siero separato viene pipettato (c), in genere diluito al 20% con soluzione salina bilanciata sotto cappa sterile e conservato a -40° C

– I concentrati autologhi di piastrine (PRP e gel piastrinici), biotecnologie emergenti che mantengono le caratteristiche di emocomponente ad uso non trasfusionale con elevato margine di sicurezza del siero, con la differenza della concentrazione assai più ricca di piastrine e di fattori di crescita. Si utilizza come preparato topico (collirio o gel), con indicazioni analoghe ma più gravi (una sorta di siero “rinforzato” per le cheratiti neurotrofiche, le causticazioni da acidi, la malattie severe della superficie oculare) (Figura 3) oppure in forma solida, per applicazioni chirurgiche (le perforazioni oculari, sovente in combinazione con la membrana amniotica o membrana di fibrina, vedi il quaderno Membrana amniotica) e per la chiusura dei fori maculari recalcitranti, in analogia a quanto si effettua in altre specialità come la dermatologia, l’ortopedia, la chirurgia generale e quella orale e maxillo-facciale. Il gel piastrinico risulta dall’attivazione della miscela di due emocomponenti tradizionali: il concentrato piastrinico e il crioprecipitato. L’attivazione mediante la batroxobina (enzima simil-trombinico ad attività procoagulante, Botropase®) in presenza di calcio cloruro, o gluconato di calcio, determina la formazione di un gel costituito da colla di fibrina e aggregato piastrinico. La colla di fibrina, oltre ad apportare proteine della matrice come la fibronectina, aumenta la plasticità e malleabilità del gel che risulta così facilmente manipolabile in funzione alle esigenze pratiche di applicazione, per semplice apposizione di uno strato o di membrane o strisce variamente forgiate, da suturare. La miscela può essere aliquotata sterilmente e conservata a -40° in forma di lisato di piastrine, sospese in crioprecipitato e utilizzato in differita per applicazioni successive.

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Figura 3. Indicazioni all’uso di PRP: difetti epiteliali evidenziati dalla colorazione con fluoresceina in corso di cheratite neurotrofica (a); ulcera cronica (b); cheratite punctata in grave ipolacrimazione

Due parole a parte meritano le applicazioni estetiche che sfruttano la rivitalizzazione mediante PRP (vedi il quaderno Estetica del viso). Iniettato e distribuito sotto la cute come un filler, il PRP favorisce l’idratazione e l’inturgidimento della regione per stimolazione dei meccanismi biologici della neosintesi di collagene. I risultati non sono immediati; solo dopo due settimane si inizia a notare l’aspetto più tonico e compatto della pelle, più colorito. La biorivitalizzazione con PRP può esser combinata a qualsiasi altra procedura (filler, botulino…) ma la sinergia è particolarmente evidente con i peeling chimici e i laser, per il netto miglioramento dei risultati e la brusca accelerazione dei tempi di recupero.

I Centri Quattroelle sono convenzionati con il centro trasfusionale di Milano (Ospedale Oftalmico), a garanzia della qualità delle procedure per la preparazione dei diversi emocomponenti