Occhiali aberrometrici

Il paragone più azzeccato è quello tra la qualità dell’immagine televisiva tradizionale e quella ad alta definizione (HD), in cui la visione si presenta priva di sbavature e distorsioni, quindi più brillante, nitida e contrastata (Figura 1).

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E’ questo il valore aggiunto proposto dalla tecnologia i-Zon Ophtonix (www.izonlens.com), subito ribattezzata “occhiali fotonici”, rispetto agli occhiali realizzati con l’ottica oftalmica tradizionale.

Gli occhiali convenzionali correggono le diottrie, ovvero la “quantità” del difetto visivo, partendo dal presupposto che l’occhio sia un sistema ottico perfetto, privo cioè delle cosiddette aberrazioni ottiche, penalizzazioni qualitative della visione provocate da irregolarità e asimmetrie presenti all’interno del percorso ottico intraoculare (cornea, pupilla, cristallino, vitreo, retina). La realtà è ben diversa: ogni occhio è unico dal punto di vista ottico e morfologico e ha le sue imperfezioni, piccole o grandi, talmente individuali da poter essere comparate a un’impronta digitale. Esse influenzano la qualità della visione, condizionando funzioni difficili da misurare come la sensibilità al contrasto e la soglia di abbagliamento. Quando l’entità è pronunciata, provocano disturbi e sintomatologia (tipicamente, difficoltà ai bassi contrasti come guidare con la nebbia, percezione fastidiosa di aloni e di sorgenti luminose che ‘sparano’ e abbagliano durante la guida notturna degli autoveicoli oppure affaticamento durante l’applicazione al computer…) che possono essere corretti soltanto dall’approccio aberrometrico, lo stesso applicato negli interventi laser cosiddetti customizzati (vedi il quaderno La correzione dei difetti visivi).

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L’innovazione tecnologica alla base del principio costruttivo è un particolare misuratore delle aberrazioni ottiche (l’aberrometro, Figura 2a), in cui un sistema di sensori, in pochi secondi, senza colliri né contatti con l’occhio, indaga la radiazione ottica che entra ed esce dall’occhio, rilevandone le imperfezioni. A questo punto, anzi che mettere a punto un software individualizzato per correggerle direttamente sull’occhio con un laser capace di dialogare con l’aberrometro, come si fa in chirurgia rifrattiva, l’oculista predispone una ricettazione di una lente, su occhiale o a contatto, che compensa le aberrazioni in maniera speculare, tipo calco su misura. La tecnica non permette il benché minimo errore di centratura. Da ciò discendono i due unici effetti indesiderati, ovvero il costo elevato del presidio  (diverse centinaia di Euro) e la necessità di attendere un tempo di consegna di circa un mese, necessario per il viaggio della montatura, scelta in Italia, verso gli Stati Uniti, dove i presidi sono prodotti e montati.

Le lenti personalizzate su base aberrometrica hanno indicazione universale. Tutti i quattrocchi se ne possono giovare, compresi i portatori di “riposavista”, ovvero le situazioni in cui l’occhiale serve ad assicurare comfort senza correggere difetti particolarmente importanti (ad esempio nelle applicazioni al computer, in chi esegue lavori di precisione, per la guida notturna, per coloro che ‘non sopportano’ le lenti multifocali o progressive…) (Figura 2b e 2c). Almeno per il momento la necessità di garantire l’esecuzione tecnica ineccepibile ci obbliga a tale disagio; basta infatti un errore millesimale, che in un occhiale standard passa inavvertito, a pregiudicare completamente il funzionamento ottico. Dal punto di vista estetico, la soluzione è ottimale: materiali ad alto indice (ultrasottili) e canali progressivi a variazione d’indice per i presbiti assicurano profili sottili e pesi-piuma, in maniera da farne uno strumento piacevole anche da indossare (Figura 3).

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Per gli scopi medici, tuttavia, il principale interesse è rivolto ai pazienti con grossi problemi visivi, come ad esempio la miopia e l’astigmatismo elevato, il cheratocono, le deformazioni (astigmatismi irregolari) esiti di trapianti corneali, di traumi e/o di infezioni che non tollerano le lenti a contatto e non possono, o non vogliono, sottoporsi alla correzione chirurgica. L’indicazione principe è rappresentata dalle complicanze della chirurgia refrattiva, ovvero la correzione dei fastidiosi effetti collaterali quali riverberi, aloni, abbagliamento, immagini fantasma, visione sdoppiata o deformata., affaticamento esagerato, che talora costituiscono un vero e proprio handicap.

E’ contagioso l’entusiasmo di molti pazienti che sono tornati a guidare la sera, oppure hanno abbandonato (finalmente!) l’odiata lente a contatto, che sopportavano unicamente perché senza di essa non riuscivano a svolgere le proprie occupazioni quotidiane.