Rieducazione dell’ambliopia

Oltre a rimuovere tempestivamente la causa (ad esempio, chirurgicamente, nel caso di cataratte o ptosi congenite), occorre interrompere l’azione “inibitrice” dell’occhio fissante, promotore dei meccanismi di soppressione, e stimolare precocemente la ripresa funzionale, retinica e cerebrale dell’occhio pigro. Contemporaneamente alla rieducazione alla fisiologia del sistema sensorio-motorio con gli esercizi ortottici, si ricorre in genere all’occlusione con cerotto adesivo a pelle (tuttora il metodo più diffuso ed efficace) o su occhiale (Figura 6), con modalità del tutto individualizzate, a volte del tutto empiriche, quindi discutibili e lasciate all’esperienza dell’oculista. In alternativa si può utilizzare la penalizzazione (sfocamento più o meno intenso delle immagini dell’occhio fissante) con sistemi ottici (lenti intenzionalmente “sbagliate” o filtri autoadesivi su occhiale) (Figura 6d) o farmacologici (instillando un collirio o una pomata di atropina, che blocca il muscolo della messa a fuoco, soprattutto per vicino). L’atropinizzazione si utilizza in genere per ottenere un’alternanza tra la visione da lontano e la visione da vicino (l’occhio atropinizzato domina da lontano, l’altro da vicino).

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Figura 6. Occlusione con benda adesiva (a, b) e su occhiale (c). Filtro di Bangerter montato sulla lente dell’occhio destro (d)

Due parole a parte meritano le tecniche pleiottiche di stimolazione strumentale, tuttora controverse nel loro profilo di efficacia. Quando il giovane paziente mostra una sufficiente capacità di collaborare, noi utilizziamo gli esercizi di stabilizzazione della fissazione e di riabilitazione visiva tramite biofeedback, dopo uno studio preciso della sensibilità retinica, degli scotomi e dell’eccentricità  della fissazione con microperimetria (vedi il quaderno Microperimetria e Biofeedback).

Oftalmologia pediatrica

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